Otto tappe tra le Valli Orco e Soana, lungo le antiche Strade Reali di Caccia dei Savoia.
Il Giroparco Gran Paradiso è un itinerario che nasce da una storia antica, quella delle Strade Reali di Caccia costruite nell’Ottocento dai Savoia per connettere le loro riserve di montagna. Sentieri selciati, muri in pietra a secco, case di caccia affacciate su vallate silenziose: percorrerli oggi significa camminare su tracce che hanno attraversato i secoli, dentro quello che nel 1922 è diventato il primo Parco Nazionale italiano.
Il percorso si sviluppa tra il Piemonte e la Valle d’Aosta, articolato in 8 tappe che partono dal Rifugio Città di Chivasso al Colle del Nivolet e, attraverso il Colle Larissa, scendono verso Champorcher. Fin dai primi passi il paesaggio si apre in modo generoso: la prima tappa offre viste grandiose sulle Levanne e sul Lago Serrù, con affacci sul Lago di Ceresole che si scoprono salendo verso il Colle della Porta. È un itinerario che vive soprattutto in quota, con sguardi continui sulle Valli Orco e Soana, sui laghi alpini e sui ghiacciai, in un paesaggio che cambia ma mantiene sempre una coerenza profonda. Si cammina tra pascoli e lariceti, si attraversano borghi e frazioni dove il tempo sembra essersi fermato, si incontrano santuari e architetture rurali che raccontano un legame tenace con queste montagne.
Il Giroparco ha anche una dimensione inattesa, quella della storia più antica. Lungo la quarta tappa, nel bosco di betulle che scende verso la Valle di Ribordone, si incontrano incisioni rupestri di tipologia unica — cerchi concentrici ricondotti a simbolismo solare — che testimoniano una presenza umana in queste valli che risale alla preistoria. È uno di quei dettagli che nessun sentiero pianificato a tavolino riesce a restituire: lo si trova camminando, per caso, con gli occhi aperti.
La tappa più impegnativa dell’intero percorso è la quarta, con oltre 1.400 metri di dislivello complessivo e sette ore e un quarto di cammino, classificata EE (Escursionismo Esperto). Al contrario, la tappa più breve è la settima, poco più di otto chilometri, che porta da San Besso a Piamprato attraverso il Colle della Borra, tra grange ancora vive di monticazione estiva. Le due tappe classificate EE — la prima e la quarta — richiedono attenzione e un minimo di esperienza alpina; le restanti sei sono percorribili da escursionisti con buona preparazione fisica.
Il percorso si sovrappone in larga parte alle tappe canavesane della Grande Traversata delle Alpi, offrendo a chi percorre il GTA un riferimento riconoscibile e ben segnalato.
La fauna del parco è una presenza costante e inattesa, capace di trasformare una semplice tappa in un momento che rimane. Il cammino non richiede di essere affrontato tutto d’un fiato: le tappe offrono soste naturali in luoghi dove è possibile rifiatare, rifocillarsi e lasciarsi raccontare qualcosa del territorio. È un percorso che accompagna, non che mette alla prova — o che mette alla prova con misura — e che restituisce giorno dopo giorno la sensazione di stare attraversando qualcosa di autentico.
Arrivare al Rifugio Dondena, dopo aver camminato tra le valli piemontesi, superato i colli e incrociato i segni di secoli di vita montana, non è solo una conclusione logistica. È il momento in cui il viaggio trova il suo senso, nell’aver attraversato a piedi un territorio che l’Italia ha scelto di proteggere più di cent’anni fa, e che ancora oggi sa sorprendere chi si prende il tempo di ascoltarlo.
| Lunghezza | 96 km |
| Difficoltà tecnica | |
| Difficoltà fisica | |
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