A piedi sulla via della Transumanza: da Pettinengo all’Alpe Peccia

Un suggestivo cammino a piedi che ripercorre l’antica via della transumanza, legando lo storico borgo di Pettinengo alla sua enclave d’alta quota nell’Oasi Zegna. Un viaggio passo dopo passo nella memoria rurale e nella storia dei pastori biellesi, lungo una pratica millenaria riconosciuta Patrimonio UNESCO.

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Il Cammino tra Storia e Natura Da secoli, la primavera e l’autunno segnano per il Biellese un ritmo solenne e immutabile: il tempo della transumanza, la pratica millenaria di monticazione e smonticazione riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Questo itinerario pedonale ripercorre esattamente l’asse storico battuto da generazioni di pastori, guidati dal ciclo delle stagioni e dalla ricerca dei pascoli.

Il legame tra Pettinengo e la transumanza è così viscerale da averne modellato l’identità e persino la mappa geografica. Conosciuto come il “Balcone del Biellese” per la sua posizione panoramica a 700 metri di quota, il paese possiede infatti un’immensa enclave territoriale a 1.500 metri d’altitudine in Alta Val Sessera: l’Alpe Peccia (l’antica Pixinula citata già in documenti del 1213). Un polmone verde di 476 ettari dove i pastori pettinenghesi conducevano il bestiame per produrre il rinomato formaggio Maccagno.

Perché questa rotta? Nel Medioevo, risalire i fondovalle lungo i corsi d’acqua era rischioso a causa delle improvvise piene. Pettinengo rappresentava il perfetto “paese di soglia”: una via di mezza costa elevata, sicura e strategica che collegava il Basso Biellese alle valli montane. Il passaggio delle greggi era talmente centrale che al ponte di Conclejs (oggi Pianezze) il castellano di Zumaglia riscuoteva i dazi per conto del Duca di Savoia.

Un’esperienza di vita e di comunità Camminare su questo tracciato significa immergersi in una dimensione esistenziale ben precisa. Il viaggio dei pastori durava dai 80 ai 100 giorni tra l’alpare primaverile e il disalpare autunnale, dopo aver trascorso l’inverno nelle pianure vercellesi e pavesi. Il passaggio delle mandrie tra le borgate era una festa di paese e un rito collettivo che culminava nella tosa delle pecore, snodo fondamentale anche per l’approvvigionamento di lana dell’industria tessile locale.

La Voce della Memoria

“Sin dalla sera prima mia madre tirava fuori barattoli e stoviglie, mio padre sistemava i finimenti del basto e le cavagnole… La mattina dopo, le forti braccia di papà mi sollevarono sulla schiena dell’asino. Stavo in trono, adagiata tra le ruvide coperte. Al segnale di mio padre — il Peru Russ — che pronunciava un semplice ‘andumà’, il gregge si metteva in moto: mucche, capre, pecore, galline e maiali, scortati dai cani, si incamminavano lungo i tornanti al suono delle campanelle.”

Dall’intervista a Delma Lanza, figlia del pastore “Peru Rus” (di Mario Menegon)

Info pratiche
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Autore: Pacefuturo
Percorso lineare
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Lunghezza23.1 km
Difficoltà tecnica
Difficoltà fisica
Dislivello in salita1456 m
Dislivello in discesa807 m
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