Quando abbiamo scelto il nome Slow Italy ci sembrava la sintesi perfetta della nostra idea: raccontare l’Italia del turismo lento, fatta di cammini, ciclovie e territori fuori dalle rotte più affollate. Dopo la presentazione del sito però un tour operator che conosciamo da tempo e che stimiamo ci ha fatto notare che stava utilizzando la stessa denominazione per promuoversi all’estero e che stava pensando di rafforzarla anche sul mercato italiano.
Il marchio non era registrato e, dalle verifiche formali e dalle ricerche sul web che avevamo fatto prima del lancio, il problema non era emerso. Dal punto di vista legale la questione era aperta a interpretazioni, ma per noi il punto non era dimostrare chi avesse ragione, ma evitare confusione.
Ci siamo chiesti cosa sarebbe successo a viaggiatori, enti e partner, di fronte a due realtà diverse con lo stesso nome. E ci è sembrato chiaro che il rischio di ambiguità fosse alto. Per rispetto del collega, e per coerenza con il nostro modo di lavorare – basato sulla collaborazione più che sulla competizione – abbiamo deciso di fare un passo indietro sul nome e un passo avanti sul progetto.
Così è nato SlowMap: un nome che racconta ancora meglio quello che vogliamo costruire, una mappa del turismo lento che aiuti i viaggiatori a orientarsi tra itinerari selezionati, destinazioni slow e buone pratiche da mettere in rete.
Se ci hai conosciuti come SlowItaly, ti ritroverai a casa anche su SlowMap: stessi contenuti, stessa squadra, stessa visione. Solo un nome nuovo, scelto per chiarezza, per rispetto e per continuare a lavorare in un clima sereno con chi, come noi, crede nel valore del viaggio lento.



