Effetto Zalone: +65% gli italiani sui Cammini di Santiago

Lo scorso Natale, sotto l’albero, noi camminatori abbiamo trovato una sorpresa: amici e parenti che ci chiedevano «Ho visto il film di Checco Zalone: secondo te, io il Cammino di Santiago lo posso fare?». Abbiamo sorriso, rassicurato, raccontato la vita negli albergues, smontato qualche stereotipo. E intanto, scommetto, abbiamo pensato tutti la stessa cosa: un film ti regala una bella serata e qualche risata, poi arriva l’estate e tornano tutti sotto l’ombrellone.

Non è andata così. Molti di quei curiosi, negli otto mesi successivi, lo zaino l’hanno fatto davvero.

Una crescita straordinaria degli arrivi

Tra gennaio e agosto 2025 i pellegrini italiani registrati a Santiago sono stati 19.586. Nello stesso periodo del 2026 sono saliti a 32.399: il 65,4% in più, mentre la crescita degli arrivi di viandanti di tutte le altre nazionalità è stata solo del 3,1%. 

Il salto colpisce ancora di più se lo guardiamo in prospettiva: considerando i primi otto mesi dell’anno, c’è stata una crescita moderata degli italiani nel 2023 e nel 2024 (+6,4% e +7,2%), poi un calo netto nel 2025 (-13,7%), in corrispondenza del Giubileo della Chiesa Cattolica che invitava i pellegrini ad andare a Roma. 

Solo merito di un film?

Prima di attribuire tutto al film “Buen Camino”, ho cercato altri possibili fattori. Il primo sospettato è di solito l’anno santo giacobeo, il giubileo che ricorre quando il 25 luglio, festa di San Giacomo, cade di domenica, e che ogni volta fa impennare le presenze. Ma il 2026 non è anno santo, il prossimo sarà nel 2027. 

Anche la logistica, anziché contribuire alla crescita, sembrava remare contro. Il 3 settembre 2025 Ryanair ha annunciato un taglio del 16% della propria operatività in Spagna, con la chiusura, dal 1° gennaio 2026, di tutti i voli diretti tra l’Italia e Santiago de Compostela e Vigo. Partire (e soprattutto ritornare) è diventato più complicato, eppure la spinta a mettersi in cammino si è rivelata più forte.

E i grandi cammini italiani?

Visto il boom spagnolo, viene spontaneo chiedersi se l’entusiasmo abbia contagiato anche i cammini di casa nostra. La risposta non è uniforme.

A Roma, dalla seconda metà del 2024, i pellegrini delle Vie Romee vengono accolti dal Centro di Accoglienza Pellegrini presso la Basilica di San Pietro, gestito da Romea Strata. Nei primi otto mesi del 2025, anno giubilare, gli arrivi registrati erano stati 8.435, di cui 4.550 italiani. Nello stesso periodo del 2026 sono stati 4.572, di cui 1.565 italiani. Dopo il picco del Giubileo, un ritorno alla normalità era prevedibile, e a pesare è stato anche il caldo eccezionale dell’estate. Va poi ricordato che il dato conta solo chi arriva fino a Roma, non i tanti che percorrono qualche tappa: basti pensare al popolarissimo tratto toscano della Via Francigena. Con autunni e inverni sempre più miti, c’è ancora margine per recuperare.

Il caldo ha probabilmente frenato anche i cammini che convergono su Assisi. Nonostante gli 800 anni dalla morte di San Francesco e l’ostensione delle sue spoglie, la Statio Peregrinorum registra numeri in linea con il 2025, intorno ai 4.000 pellegrini nei primi otto mesi. Anche qui l’autunno potrebbe cambiare il bilancio.

Dove la crescita non si ferma

Due dei cammini che ho contattato per fare il punto sulla stagione primavera-estate raccontano però una storia diversa: l’interesse per i cammini italiani non ha subito battute d’arresto, nonostante il successo di Santiago, soprattutto laddove il tempo di percorrenza è breve e la logistica è semplice grazie ai buoni collegamenti.

La Via degli Dei, da Bologna a Firenze attraverso l’Appennino tosco-emiliano, monitora le partenze sia con le credenziali sia con gli accessi alla sua app ufficiale. Nei primi otto mesi del 2026 conta circa 14.000 viandanti, l’11% in più rispetto al 2025.

Ancora più netta è la crescita del Cammino di Oropa, dove il riferimento sono i testimonia rilasciati dal Santuario: da 3.552 a 4.808, con un aumento del 35,4%.

Dallo schermo alla santhiaghite?

È già successo altre volte, con altri protagonisti. Nel 2010 un film con Martin Sheen, The Way – Il cammino per Santiago, raccontò al pubblico mondiale il pellegrinaggio come elaborazione di un lutto, e da allora gli americani sul Cammino sono riusciti a sfilare a noi italiani la medaglia d’argento nella classifica delle nazionalità più presenti. Vent’anni prima, “Il Cammino di Santiago” di Paulo Coelho aveva trasformato la strada per Compostela in un romanzo di formazione. In Germania, nel 2006, bastò il libro di un comico, Hape Kerkeling, a mandare in affanno gli albergues per un’intera stagione. La ricetta si ripete sempre uguale: qualcuno racconta il Cammino da dentro, trasformando una strada in un viaggio che ti cambia la vita e chi non lo aveva mai considerato comincia a chiedersi se ce la potrebbe fare anche lui.

Funziona, perché una storia ben raccontata fa quello che una guida cartacea non può fare: accende l’immaginazione prima ancora di convincere la ragione. Chi guarda Zalone arrancare con lo zaino sulle spalle si immagina lì, a misurare a piedi distanze che fino a ieri sembravano impensabili. La paura — delle vesciche, della promiscuità, della fatica — si scioglie davanti al desiderio di provare quello che ha appena visto nel grande schermo. Nessuno promette che sarà facile: chi cammina lo sa, non c’è rosa senza spine, ma è nel superare le avversità che sta il gusto della sfida. È un’avventura vera, con la sua fatica, offerta a chi vive una quotidianità fatta di bisogni e valori che ci allontanano sempre di più dall’autenticità della polvere e del sudore, della ricerca di valori, di spiritualità, di umanità.

Resta una domanda aperta, ed è quella che ci sta più a cuore: quanti di quei pellegrini partiti con lo zaino in spalla sull’onda del film di Zalone si lasceranno infettare dalla santiaghite, quella sana malattia che, di stagione in stagione, spinge sempre più persone a misurare il mondo a piedi? Speriamo tanti. E li aspettiamo sui cammini italiani che, se ancora attendono una narrazione capace di accendere gli animi come Buen Camino, non mancano certo di spirito di accoglienza e di avventure vere.

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